FILOSOFIA CONNESSA
4. Socrate
4.4. Il “non sapere” e la ricerca della verità
Al centro della filosofia di Socrate vi è la consapevolezza della propria ignoranza. Il celebre “so di non sapere” non va inteso come una rinuncia alla conoscenza né come una forma di scetticismo, ma come il punto di partenza della ricerca filosofica. Socrate è convinto che chi crede di sapere non senta il bisogno di interrogarsi, mentre solo chi riconosce i limiti del proprio sapere è realmente spinto a cercare la verità. In questo senso, il non sapere diventa una condizione positiva e feconda, che apre lo spazio del dialogo e dell’indagine razionale.
Socrate (469–399 a.C.) non ha lasciato scritti: ciò che sappiamo di lui proviene soprattutto da Platone, Senofonte e da Aristofane. L’oracolo di Delfi aveva dichiarato Socrate uom
o più sapiente di Atene. Socrate, convinto di non possedere alcun sapere certo, cercò di confutare l’oracolo interrogando politici, poeti e artigiani, scoprendo che costoro credevano di sapere, ma non sapevano davvero giustificare le proprie affermazioni.
Questa consapevolezza è alla base del metodo dialogico, composto da due momenti principali: Ironia e maieutica: Socrate finge inizialmente di essere ignorante e chiede spiegazioni Attraverso domande sempre più approfondite mostra le contraddizioni interne alle risposte dell’interlocutore, conducendolo a riconoscere la propria ignoranza.
Il fine non è umiliare, ma purificare la mente da false certezze.
Questo atteggiamento trova una formulazione esemplare nel responso dell’oracolo di Delfi, secondo cui Socrate sarebbe stato il più sapiente tra gli uomini. Socrate rimase inizialmente turbato da tale affermazione e cercò di comprenderne il significato interrogando coloro che erano considerati sapienti, come politici, poeti e artigiani. Da questa indagine emerse che essi erano convinti di sapere, ma non erano in grado di giustificare razionalmente le proprie convinzioni. Socrate comprese allora che la sua superiorità consisteva proprio nella consapevolezza della propria ignoranza, cioè nel non attribuirsi un sapere che non possedeva realmente.
«o sono più sapiente di quest'uomo soltanto in questo: che ciò che non so non credo neppure di saperlo.
Platone, Apologia di Socrate, pubblico dominio
La ricerca della verità, per Socrate, non conduce a risultati definitivi e immutabili, ma si configura come un processo continuo di esame e di revisione critica delle opinioni. La filosofia non è il possesso di un sapere assoluto, ma un esercizio costante della ragione, che si realizza nel dialogo e nel confronto con gli altri. In questo senso, il “non sapere” non è il punto di arrivo del pensiero socratico, ma il suo motore fondamentale, ciò che rende possibile il filosofare stesso.