4.5 Il sillogismo e l'inferenza media

“Il sillogismo è un discorso in cui, posti alcuni oggetti o premesse, qualcosa
di diverso dagli oggetti stabiliti ne consegue necessariamente”.
(Arist., Analitici primi, 24b 18-20)

“Quando un termine è predicato di un altro termine, inteso come sostrato,
allora tutto ciò che viene detto del predicato sarà detto anche del soggetto;
ad esempio, “uomo” può essere predicato di un determinato uomo (es.
Luca) e d’altro canto la nozione di animale è predicata della nozione di
uomo: di conseguenza, la nozione di animale sarà predicata anche di quel
determinato uomo.” (Arist., Categorie, 1b 10-15)
“Quando tre termini stanno tra di essi in rapporti tali che il minore sia
contenuto nella totalità del medio ed il medio sia contenuto, o non sia
contenuto nella totalità del primo, è necessario che tra gli estremi sussista
un sillogismo perfetto. Da un lato, chiamo medio il termine che tanto è
contenuto esso stesso in un altro termine, quanto contiene in sé un altro
termine, e che si presenta come medio anche per la posizione; d’altro lato
chiamo estremi sia il termine che è contenuto esso stesso in un altro
termine, sia il termine in cui un altro termine è contenuto. In effetti, se A si
predica di ogni B, e se B si predica di ogni C, è necessario che A venga
predicato di ogni C. Già prima, infatti, si è detto in che modo intendiamo il
venir predicato di ogni oggetto. Similmente, poi, se A non si predica di
nessun B, e se B si predica di ogni C, A non apparterrà a nessun C.”
(Arist., Analitici primi, 25b 31-42)

Ogni ragionamento sillogistico è costituito da tre enunciati: i primi due (la
premessa maggiore e la premessa minore) formano l’antecedente, il terzo è,
invece, l’enunciato conseguente (conclusione).
- La premessa maggiore collega due termini: l’estremo maggiore (P) e il termine medio (M).
- La premessa minore collega, invece, l’estremo minore (S) e il termine medio (M).
- Nella conclusione, infine, vengono congiunti estremo maggiore (P) ed estremo minore (S).
Il termine medio non compare nella conclusione, ma è ciò che consente di
legare la premessa maggiore alla minore; funge cioè da “cerniera”, unendo
gli altri due termini. L’estremo minore è quello che nella conclusione
occupa la posizione di soggetto, mentre l’estremo maggiore è il predicato.


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