11. La scolastica e Tommaso d’Aquino

11.7. Testi

Indice delle letture

  1. Dal Proslogion, la prova ontologica
  2. Dalla Summa theologiae, la prima via per dimostrare l'esistenza di Dio
  3. Domande per la comprensione e la discussione

 

Testo 1 – Anselmo: la prova ontologica dell'esistenza di Dio

 
Nel Proslogion Proslogion Anselmo d'Aosta formula una delle argomentazioni più celebri della storia della filosofia: la prova ontologica dell’esistenza di Dio.
Anselmo cerca di dimostrare l’esistenza divina non partendo dall’osservazione del mondo naturale, ma dal solo ragionamento. Dio viene definito come “ciò di cui nulla può essere pensato di più grande”: secondo il filosofo, un essere così perfetto non può esistere soltanto nel pensiero, ma deve necessariamente esistere anche nella realtà.
Questo testo è importante perché mostra bene la fiducia medievale nella capacità della ragione di affrontare anche i problemi religiosi. Allo stesso tempo anticipa temi che saranno discussi per secoli nella filosofia moderna, da Cartesio fino a Kant.

Sei grande, Signore, e degno di altissima lode: grande è la tua potenza e incommensurabile la tua sapienza. E vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione, l’uomo che si porta dietro la sua morte, che si porta dietro la testimonianza del suo peccato, e della tua resistenza ai superbi: eppure vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione. Tu lo risvegli al piacere di cantare le tue lodi, perché per te ci hai fatti e il nostro cuore è inquieto finché in te non trovi pace.

Di questo, mio Signore, concedimi intelligenza e conoscenza: bisogna invocarti prima di renderti lode? E bisogna invocarti prima di incontrarti? Come si può invocarti senza conoscerti? Si rischia, non sapendolo, di invocare una cosa per un’altra, e cader nell’equivoco. O piuttosto bisogna invocarti, per incontrarti? Ma come invocheranno quello in cui non hanno ancora creduto? E come credere, se nessuno l’annuncia? Loderà Dio chi ne sente la mancanza. Perché chi lo cerca lo troverà e chi lo trova gli renderà lode.

Anselmo d'Aosta, Proslogion, II, pubblico dominio

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Testo 2 – Tommaso: la “prima via” per dimostrare l’esistenza di Dio

Nella Summa Theologiae Summa Theologiae Tommaso d'Aquino espone le celebri “cinque vie”, cioè cinque argomentazioni razionali attraverso cui la ragione umana può giungere a dimostrare l’esistenza di Dio.
Nel brano seguente è presentata la prima via, detta “dal movimento” (ex motu). Riprendendo la filosofia di Aristotele, Tommaso osserva che tutto ciò che si muove è mosso da altro e conclude che non è possibile risalire all’infinito nella catena delle cause. Deve dunque esistere un “primo motore immobile”, origine di ogni movimento e fondamento ultimo della realtà.

La prima e la più evidente è quella che si desume dal moto. È certo infatti e consta dai sensi, che in questo mondo alcune cose si muovono. Ora, tutto ciò che si muove è mosso da un altro. [...]
È dunque necessario che tutto ciò che si muove sia mosso da un altro. [...]
Ora, non si può in tal modo procedere all’infinito, perché altrimenti non vi sarebbe un primo motore [...]
Dunque è necessario arrivare ad un primo motore che non sia mosso da altri; e tutti riconoscono che esso è Dio.

Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q. 2, a. 3, pubblico dominio

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Domande per la comprensione e la discussione

  1. In che modo Anselmo definisce Dio nel Proslogion? Perché questa definizione è centrale nella sua argomentazione?
  2. Qual è la differenza, secondo Anselmo, tra esistere nell’intelletto ed esistere nella realtà?
  3. Perché Tommaso afferma che “tutto ciò che si muove è mosso da un altro”? In che senso utilizza la distinzione tra potenza e atto?
  4. Per quale motivo, secondo Tommaso, non è possibile procedere all’infinito nella catena dei movimenti e delle cause?
  5. Quale differenza fondamentale esiste tra la prova di Anselmo e quella di Tommaso? Da dove parte ciascuno dei due filosofi per dimostrare l’esistenza di Dio?

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