FILOSOFIA CONNESSA
8. Aristotele 2/2: La filosofia prima e la metafisica
8.6. La teologia filosofica: Dio come atto puro
Il tema del motore immobile, già emerso nell’analisi del movimento, riceve nella metafisica una determinazione più profonda, poiché viene riferito al problema dell’essere. La ricerca dei principi conduce a riconoscere una realtà che non dipende da altro e che possiede il grado massimo di attualità. Il motore immobile assume così il valore di principio ultimo: ciò a cui l’intero ordine dell’essere è riferito e da cui riceve intelligibilità.
La nozione decisiva è quella di atto puro. Ogni sostanza naturale si presenta come sìnolo di potenza e atto, quindi come realtà che può essere diversa da ciò che è. Il principio primo esclude questa struttura: non contiene possibilità non realizzate, coincide interamente con il proprio essere in atto. Da questa condizione seguono immutabilità e perfezione. Il mutamento riguarda ciò che è incompiuto; l’atto puro esprime invece una compiutezza piena. La sua natura si chiarisce quindi come forma pura, priva di materia, poiché la materia implica sempre potenzialità.
Aristotele definisce questa sostanza come pensiero di pensiero. L’attività intellettuale non si dirige verso un oggetto esterno, bensì coincide con se stessa; conoscere e essere risultano perfettamente identici. In questa identità consiste la vita divina, intesa come attività continua, autosufficiente e perfettamente determinata. La metafisica giunge in questo modo al suo esito più alto: l’individuazione di un principio che fonda l’essere e ne garantisce la piena intelligibilità.
A partire da questo quadro, il problema del fine dell’agire umano può essere ripreso in modo più rigoroso, entro l’ordine complessivo dell’essere.