9. Le filosofie ellenistiche e il neoplatonismo

9.4. Lo stoicismo

Lo stoicismo fu una delle più importanti scuole filosofiche dell’età ellenistica. Il suo fondatore fu Zenone di Cizio, che iniziò a insegnare ad Atene in un portico decorato chiamato Stoà Pecile; proprio da questo luogo deriva il nome della scuola.

Come le altre filosofie ellenistiche, anche lo stoicismo considera la filosofia soprattutto come una guida pratica per la vita. Il problema fondamentale non è soltanto conoscere la verità, ma imparare a vivere bene e a raggiungere la serenità interiore. Tuttavia gli stoici propongono una soluzione diversa rispetto a quella di Epicuro.

Secondo gli stoici, l’universo è governato da una ragione universale chiamata logos. Il mondo non è dominato dal caso, ma da un ordine razionale e necessario che regola ogni cosa. Tutto ciò che accade obbedisce quindi a una legge naturale universale.

L’uomo, in quanto essere razionale, partecipa del logos e deve imparare a vivere in accordo con esso. Per gli stoici la felicità consiste proprio nel “vivere secondo natura”, cioè secondo ragione, accettando con equilibrio l’ordine del mondo e il destino.

Da questa concezione deriva una visione molto rigorosa della vita morale. Il sapiente non deve lasciarsi dominare dalle passioni, dai desideri e dalle emozioni incontrollate, perché esse turbano l’animo e allontanano dalla serenità. Lo stoicismo ricerca quindi l’apatia, cioè la libertà dalle passioni disordinate.

Questo non significa che il sapiente debba essere insensibile o indifferente, ma che deve mantenere il controllo di sé anche di fronte alle difficoltà, al dolore o alle avversità. Gli eventi esterni, infatti, non dipendono da noi; ciò che dipende da noi è invece il modo in cui scegliamo di affrontarli. Per questo motivo gli stoici invitano ad accettare con serenità ciò che non può essere cambiato.

Lo stoicismo attribuisce inoltre grande importanza al dovere e all’autodisciplina. La virtù è l’unico vero bene e coincide con la vita conforme alla ragione universale. Ricchezza, salute, successo o fama sono invece beni secondari, che non garantiscono la felicità autentica.

Un’altra caratteristica importante dello stoicismo è il cosmopolitismo. Poiché tutti gli uomini partecipano della stessa ragione universale, essi appartengono a un’unica grande comunità umana. Il sapiente non si considera soltanto cittadino della propria città, ma “cittadino del mondo”.

Nel corso dei secoli lo stoicismo attraversò diverse fasi. Gli studiosi distinguono generalmente:

  • l’antica Stoà;
  • la media Stoà;
  • la nuova Stoà.

L’antica Stoà si sviluppa tra il III e il II secolo a.C. ed è rappresentata soprattutto da Zenone di Cizio, Cleante e Crisippo. In questa fase vengono definiti i principali aspetti della dottrina stoica, dalla concezione del logos alla riflessione etica e morale.

La media Stoà si sviluppa tra il II e il I secolo a.C. ed è rappresentata soprattutto da Panezio e Posidonio. Questi autori favoriscono la diffusione dello stoicismo nel mondo romano e rendono la dottrina meno rigida, aprendola maggiormente ai problemi della vita politica e sociale.

La nuova Stoà si sviluppa infine tra il I e il II secolo d.C., soprattutto in ambiente romano, con autori come Seneca, Epitteto e l’imperatore Marco Aurelio. Le loro opere insistono soprattutto sull’autocontrollo, sulla forza interiore e sulla capacità di affrontare con dignità le difficoltà della vita.

Mentre l’epicureismo ricerca la felicità soprattutto nella tranquillità e nell’assenza del dolore, lo stoicismo vede nella virtù e nell’accordo con l’ordine razionale del mondo la vera via verso la serenità.