8. Aristotele 2/2: La filosofia prima e la metafisica

8.3. La filosofia prima: l’essere in quanto essere

Chiariti gli strumenti del pensiero e le condizioni della conoscenza scientifica, si può ora affrontare il livello più alto del sapere aristotelico: la filosofia prima, cioè la scienza che studia l’essere in quanto essere.

Le diverse scienze si occupano ciascuna di un ambito determinato della realtà: la fisica studia gli enti in movimento, la matematica considera quantità e figure, le scienze naturali analizzano i viventi. La filosofia prima prende in esame ciò che tutte le cose hanno in comune per il fatto stesso di esistere. Il suo oggetto riguarda quindi la realtà nel suo carattere più universale.

Studiare l’essere in quanto essere significa ricercare i principi più generali validi per ogni ente. L’indagine si concentra su ciò che rende possibile l’esistenza delle cose e la loro conoscibilità. Per questo la metafisica occupa una posizione centrale nel sistema aristotelico: essa chiarisce i fondamenti su cui si basano tutte le altre scienze.

Aristotele osserva che l’essere si dice in molti modi. L’idea di un essere unico e immutabile, sostenuta da Parmenide, non consente di spiegare la molteplicità e il divenire dell’esperienza. Già Platone aveva affrontato questa difficoltà nel Sofista, introducendo il non essere come “diverso” e rendendo così pensabile la pluralità degli enti.

Approfondimento: il “parmenicidio” di Platone 

Nel dialogo Sofista, Platone affronta un problema fondamentale ereditato da Parmenide: se l’essere è uno e immutabile, come è possibile spiegare il divenire, la molteplicità e perfino l’errore? Per risolvere questa difficoltà, Platone introduce una svolta decisiva, spesso definita “parmenicidio”. Egli afferma infatti che anche il non essere, in un certo senso, è. Ma questo non significa che il non essere sia il nulla: esso è piuttosto il diverso.

Dire che qualcosa “non è” significa allora dire che è diverso da qualcos’altro. In questo modo Platone riesce a:

  • superare il rigido monismo di Parmenide
  • rendere possibile la molteplicità degli enti
  • spiegare il linguaggio, la negazione e l’errore

Aristotele riprende questo superamento dell’unità dell’essere, ma lo sviluppa in modo più sistematico. Non si limita a riconoscere che l’essere ha più significati, ma ne organizza la molteplicità attorno a un principio centrale, la sostanza, costruendo così una vera e propria teoria dell’essere.

Aristotele sviluppa questa intuizione in modo sistematico. L’essere si manifesta come sostanza, qualità, quantità, relazione, azione e passione. Questa pluralità presenta una struttura ordinata e riconducibile a un principio comune.

Tutti questi significati rimandano infatti alla sostanza. La sostanza è ciò che esiste in senso proprio; le altre determinazioni dell’essere si riferiscono ad essa. Una qualità esiste come qualità di qualcosa, una quantità è sempre quantità di una sostanza, una relazione riguarda enti determinati. La metafisica assume così anche il compito di studiare la sostanza, individuando ciò che è primo e fondamentale nella realtà. Attraverso questa indagine Aristotele cerca di cogliere i principi che rendono intelligibile ogni ente.

La filosofia prima rappresenta quindi la scienza più universale. Essa chiarisce i fondamenti comuni a tutte le discipline e consente di ricondurre il sapere a un ordine unitario, fondato sui principi dell’essere.