2. Filosofia della natura

2.5. Fisici pluralisti

Dopo il rigore eleatico, che aveva proclamato l’essere unico, immobile ed eterno, la filosofia deve fare i conti con l’evidenza quotidiana del mutamento. I fisici pluralisti affrontano il problema: non negano l’intuizione di Parmenide — secondo cui nulla nasce dal nulla e nulla vi ritorna — ma la spostano dal livello del mondo visibile a quello dei principi ultimi. Ciò che non nasce e non muore non sono i singoli oggetti che vediamo, bensì gli elementi fondamentali che li compongono. La nascita e la morte diventano i nomi dei processi con cui elementi eterni si aggregano e si disgregano in proporzioni diverse. In questo modo si salva insieme l’immutabilità richiesta dalla ragione e il movimento che i sensi attestano.

Empedocle


Empedocle, incisione dalla Cronaca di Norimberga, 1493

Empedocle (circa 490-425 a.C.), medico, poeta e scienziato, rappresenta una figura straordinaria, sospesa tra la sapienza antica e la nascente ricerca razionale. Come Parmenide, egli nega che qualcosa possa nascere dal nulla o scomparire nell’inesistenza; ma, diversamente dagli Eleati, afferma che la realtà è composta da più principi eterni: terra, acqua, aria e fuoco, le cosiddette “radici” di tutte le cose. Questi elementi non si creano né si distruggono, ma si uniscono e si separano sotto l’azione di due forze cosmiche contrarie: Amore, che unisce, e Odio, che divide.
L’intero universo è il risultato dell’alternarsi di queste due forze. Quando domina l’Amore, le quattro radici si fondono in una sfera perfetta e compatta, simbolo dell’armonia primordiale. Quando invece prevale l’Odio, gli elementi si separano e nasce la molteplicità del mondo. Nessuna di queste fasi è definitiva: la natura procede secondo un ritmo ciclico di unione e separazione, in cui tutto ritorna periodicamente alla condizione originaria per poi differenziarsi di nuovo.

Empedocle traduce così la visione poetica della natura in una teoria fisica del movimento: non sono gli dèi a determinare la nascita e la morte delle cose, ma l’alternarsi naturale di forze che agiscono da sempre. In questo senso, la sua cosmologia segna il passaggio dal mito alla scienza.

La conoscenza stessa si fonda su questa struttura. Conosciamo le cose perché partecipiamo della stessa materia: il simile riconosce il simile. Il sangue, in cui le radici sono più equilibrate, è il luogo della percezione e del pensiero. Persino la respirazione viene spiegata con un’analogia fisica: come una clessidra che lascia entrare e uscire aria e acqua, il corpo umano è attraversato da un continuo scambio vitale fra interno ed esterno. La conoscenza diventa così il riflesso di un equilibrio tra microcosmo e macrocosmo.

Accanto alla spiegazione naturale, Empedocle conserva un elemento religioso: l’anima, per lui, è destinata a reincarnarsi in forme diverse finché non avrà espiato la colpa originaria. Questa concezione, di chiara influenza orfica, spiega il suo rifiuto dei sacrifici animali e la predicazione di una vita armoniosa con la natura. Nella sua filosofia, scienza e religione si fondono in una visione unitaria della vita, in cui il mondo materiale e quello spirituale sono due aspetti di un unico ciclo eterno.

Anassagora


Anassagora nell'atto di reggere uno sfero
Eduard Lebiedzki, da un disegno  di Carl Rah, 1888

Nato a Clazomene all’inizio del V secolo e trasferitosi ad Atene, Anassagora inaugura una forma di pluralismo più rigorosa. Accetta da Parmenide il principio dell’immutabilità dell’essere, ma sostiene che questa immutabilità non appartiene al tutto, bensì ai suoi principi costitutivi, che chiama “semi”. Ogni cosa è formata da una miscela infinita di semi, ciascuno dei quali contiene in potenza tutte le qualità. “Tutto è in tutto”: nel pane vi sono semi di sangue, di ossa, di muscoli, e quando mangiamo, ciascun tipo di seme si unisce al proprio simile per nutrire le parti corrispondenti del corpo. Ciò che distingue un oggetto da un altro è solo la prevalenza di un certo tipo di semi.

La nascita e la morte, dunque, non sono che mescolanze e separazioni: nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Tuttavia resta da spiegare come da una totalità indistinta di semi possa sorgere l’ordine e la varietà del mondo. La risposta di Anassagora è l’introduzione del Nous, l’Intelletto cosmico, principio autonomo e non mescolato che imprime il primo movimento alla massa originaria e la fa ruotare fino a differenziare gli elementi.

Il Nous è una forza ordinatrice, libera da limiti materiali, ma non un dio personale: non progetta secondo un fine, né agisce per un disegno morale. È una potenza naturale, impersonale, capace di dare avvio al movimento perché essa stessa non è vincolata da nulla. In questo modo, Anassagora spiega il movimento senza contraddire l’immobilità richiesta dagli Eleati, e introduce un principio di ordine che prefigura la nozione di legge di natura.

Approfondimento: Il NOUS

Il Nous (traducibile con il termine Intelletto) per Anassagora è il principio ordinatore. È immateriale, infinito e separato dalla materia, ma agisce su di essa per darle ordine. In un cosmo inizialmente indistinto, il Nous impone movimento e separazione tra i semi che compongono tutto ciò che esiste. È la forza che permette la varietà e l'ordine senza contraddire l'immutabilità dell’essere. Anassagora concepisce il Nous come una forza impersonale che non agisce secondo scopi morali o divini. In un certo senso, il Nous prefigura l'idea di leggi naturali che governano il cosmo. Inoltre, il pensiero di Anassagora influisce sulla filosofia della conoscenza: l'intelligenza umana, troverebbe origine dalla capacità di manipolare la materia, in un legame diretto tra razionalità e tecnica.


La sua riflessione si estende anche all’uomo. La conoscenza procede gradualmente dall’esperienza alla memoria, dalla sapienza alla tecnica: è la tecnica il vertice del sapere, perché traduce la conoscenza in azione e permette all’uomo di trasformare il mondo. L’essere umano è più intelligente degli animali perché ha la mano, strumento che gli consente di costruire e manipolare. L’intelligenza, dunque, non è dono divino, ma risultato di un’abilità naturale, di un rapporto più libero e creativo con la materia. Anassagora rappresenta così un momento decisivo nella storia del pensiero greco: collega la ricerca cosmologica alla nascente cultura tecnica di Atene, città che in quegli anni si sta trasformando in un laboratorio di arti e mestieri, di scienza e di politica.

Democrito


Incisione busto di Democrito
Wikimedia Commons

Con Democrito il pluralismo diventa una vera fisica del determinismo. Egli riprende l’idea che nulla nasce dal nulla, ma la sviluppa in una visione puramente materiale. Tutta la realtà è formata da atomi, particelle indivisibili, eterne e immutabili, che si muovono in un vuoto infinito. L’intuizione è semplice: se non esistesse il vuoto, il movimento sarebbe impossibile; se non esistessero particelle indivisibili, il mondo si dissolverebbe in una frammentazione senza fine.

Gli atomi differiscono solo per forma, grandezza, ordine e posizione. Queste differenze quantitative bastano a spiegare la varietà qualitativa delle cose: non esistono colori, odori o sapori in sé, ma solo configurazioni di atomi che, colpendo i nostri sensi, producono certe impressioni. Ciò che percepiamo è “per convenzione”; ciò che realmente esiste, “per natura”, sono solo gli atomi e il vuoto.

Democrito distingue così due livelli di conoscenza: quella sensibile, oscura e mutevole, e quella intellettuale, che coglie la struttura invisibile della realtà. La scienza deve risalire dai fenomeni alle cause, comprendendo le leggi che governano il movimento atomico. Gli atomi si muovono da sempre, secondo una necessità cieca e inesorabile. Non vi è alcun principio esterno o finalità divina: tutto avviene secondo necessità e caso, nel senso che gli incontri fra atomi sono casuali, ma ogni loro movimento obbedisce a una legge di causa e effetto.

Questa fisica del movimento meccanico si estende anche ai fenomeni vitali. L’anima è composta di atomi più sottili e mobili, responsabili del calore vitale; la morte sopraggiunge quando questo flusso si interrompe. Anche la percezione è spiegata con un modello fisico: dai corpi si staccano immagini sottili, che colpiscono i nostri sensi e riproducono la forma dell’oggetto percepito. Perfino i sogni, per Democrito, non sono messaggi divini, ma effetti naturali di immagini che raggiungono il dormiente. L’universo è dunque un sistema necessario e infinito, dove nascono e si dissolvono innumerevoli mondi, e dove ogni evento ha una causa materiale. In un simile universo l’uomo trova la propria libertà non nel dominio sulla natura, ma nella serenità dell’animo, la “euthymia”, equilibrio e misura, consapevolezza dei propri limiti e accettazione razionale dell’ordine del mondo.

Eredità

Empedocle, Anassagora e Democrito condividono la stessa esigenza: spiegare il divenire senza negare l’essere. Tutti riconoscono che sotto la varietà dei fenomeni esistono elementi eterni e immutabili; tutti intendono il movimento come il risultato di leggi interne alla natura e non come intervento di forze soprannaturali. Con loro nasce un nuovo modo di pensare la realtà: unità nella legge, molteplicità nei fenomeni. La natura è un intreccio di principi costanti e processi variabili, ma governati da regolarità intelligibili. Da questa impostazione derivano tre conquiste fondamentali: 

  1. la spiegazione del mutamento senza ricorrere al nulla o al divino;
  2. la consapevolezza che le qualità sensibili sono effetti di combinazioni materiali;
  3. la fiducia che il mondo, essendo ordinato da cause, può essere compreso e studiato.

Il pluralismo segna così la nascita della fisica razionale, in cui la natura diventa oggetto di conoscenza e l’uomo comincia a sentirsi parte di un universo ordinato, soggetto a leggi ma aperto all’indagine. È su questo terreno che, molti secoli dopo, si fonderà la scienza moderna.