FILOSOFIA CONNESSA

10. Cristianesimo e Agostino

10.7. Il male e la libertà

Uno dei problemi più importanti affrontati da Agostino d'Ippona riguarda l’origine del male. La questione ha per lui un significato non soltanto teorico, ma anche profondamente personale ed esistenziale. Fin da giovane Agostino si era infatti interrogato sul dolore, sulla sofferenza e sulla presenza del male nel mondo. Proprio il tentativo di trovare una risposta a questo problema lo aveva avvicinato per alcuni anni al manicheismo, una religione che spiegava la realtà attraverso la lotta tra due princìpi eterni e contrapposti: il Bene e il Male. Secondo i manichei il male possiede quindi una realtà autonoma e sostanziale, capace di opporsi realmente al bene.

Agostino abbandona però questa concezione, perché ritiene impossibile ammettere l’esistenza di un principio del male opposto a Dio. Se Dio è il principio assoluto di tutta la realtà, perfetto e onnipotente, non può esistere un altro principio eterno in grado di contrastarlo. Influenzato anche dal neoplatonismo, Agostino giunge allora a una soluzione completamente diversa: il male non possiede una realtà propria. Il male non è una sostanza, ma una privazione di bene (privatio boni). Tutto ciò che esiste, in quanto creato da Dio, è infatti bene; il male nasce invece come mancanza, limite, corruzione o allontanamento dal bene.

Agostino distingue inoltre il male fisico dal male morale. Il male fisico comprende il dolore, la malattia, la sofferenza e la morte, cioè tutti gli aspetti dolorosi della condizione umana. Il male morale coincide invece con il peccato ed è legato direttamente alla volontà dell’uomo. Dio ha creato l’uomo libero, ma proprio questa libertà rende possibile anche la scelta del male. Il peccato nasce quando l’uomo si allontana da Dio e orienta la propria volontà verso beni inferiori e materiali invece che verso il bene supremo.

Per Agostino, quindi, il male non deriva da Dio, ma dall’uso scorretto della libertà umana. La libertà è un dono positivo e necessario, perché senza libertà non potrebbe esistere nemmeno il bene morale; tuttavia essa può trasformarsi in causa di peccato quando l’uomo sceglie egoisticamente sé stesso al posto di Dio. Dopo il peccato originale, inoltre, la volontà umana risulta indebolita e inclinata al male. Per questo motivo l’uomo non può salvarsi soltanto con le proprie forze, ma ha bisogno della grazia divina.

Questa teoria rappresenta uno dei punti più importanti e originali della filosofia agostiniana. Definendo il male come privazione del bene e collegandolo alla libertà umana, Agostino cerca infatti di difendere contemporaneamente la bontà di Dio e la responsabilità morale dell’uomo. La sua riflessione eserciterà una profonda influenza su tutta la filosofia e la teologia medievale.