FILOSOFIA CONNESSA

9. Le filosofie ellenistiche e il neoplatonismo

9.6. Il neoplatonismo

Negli ultimi secoli del mondo antico la filosofia assume un carattere sempre più religioso e spirituale. Le scuole ellenistiche avevano cercato soprattutto una via per raggiungere la serenità interiore; il neoplatonismo, invece, si propone di indicare all’uomo un cammino di elevazione spirituale e di ritorno al principio divino da cui tutto deriva.

Il principale rappresentante del neoplatonismo fu Plotino, vissuto nel III secolo d.C. Le sue opere furono raccolte dal discepolo Porfirio nelle Enneadi. Il termine Enneadi deriva dal greco ennéa, che significa “nove”: Porfirio organizzò infatti gli scritti di Plotino in sei gruppi di nove trattati ciascuno.

Il nome neoplatonismo significa letteralmente “nuovo platonismo”. Questa corrente filosofica si ispira infatti al pensiero di Platone, reinterpretandolo però in una prospettiva più religiosa e mistica. Come Platone, Plotino sostiene che la vera realtà non sia quella materiale e sensibile, ma quella spirituale e intelligibile. Riprende inoltre l’idea che il mondo sensibile sia inferiore rispetto a una realtà perfetta e immutabile e che l’anima umana debba elevarsi verso il principio supremo attraverso la conoscenza e la purificazione interiore.

Alcuni studiosi hanno inoltre visto nell’Uno di Plotino una ripresa dell’Uno-Bene di Platone, probabilmente collegato alle cosiddette “dottrine non scritte”, cioè insegnamenti che Platone avrebbe trasmesso oralmente ai suoi discepoli senza affidarli direttamente ai dialoghi. Secondo queste interpretazioni, al vertice della realtà Platone avrebbe posto un principio supremo di unità e perfezione, superiore persino al mondo delle idee. Su questo tema, tuttavia, non esiste un accordo unanime tra gli studiosi, poiché le dottrine non scritte ci sono note soltanto attraverso testimonianze indirette.

Tuttavia Plotino trasforma profondamente il platonismo. Al centro della sua filosofia non vi è più il mondo delle idee separato, ma un principio assoluto e originario chiamato Uno.

L’Uno è il principio supremo di tutta la realtà: è perfetto, eterno, infinito e superiore a ogni cosa. Non può essere descritto completamente attraverso le parole o i concetti, perché si trova al di là di ogni limite e di ogni distinzione. L’Uno rappresenta quindi la massima unità e perfezione.

Da questo principio originario derivano tutte le altre realtà attraverso un processo chiamato emanazione. Plotino utilizza spesso l’immagine della luce: così come il sole diffonde naturalmente la propria luce senza impoverirsi, allo stesso modo l’Uno genera tutto ciò che esiste senza perdere la propria perfezione.

Dall’Uno procede anzitutto il Nous (Intelletto), che contiene le idee eterne e perfette. Dal Nous deriva poi l’Anima del mondo, che anima e organizza l’universo sensibile. Infine, al livello più basso, si trova la materia, che rappresenta il grado minimo di perfezione e di unità.

La realtà è dunque organizzata gerarchicamente:

l’Uno;
il Nous o Intelletto;
l’Anima;
il mondo materiale.

Secondo Plotino, l’uomo appartiene contemporaneamente al mondo sensibile e a quello spirituale. L’anima umana deriva infatti dall’Anima universale, ma nella vita terrena rischia di disperdersi nelle passioni e nei desideri materiali. La filosofia deve quindi aiutare l’uomo a compiere un cammino di purificazione e di ritorno verso l’Uno.

Questo ritorno avviene attraverso un progressivo distacco dal mondo materiale e dalle passioni. La contemplazione filosofica, la virtù e l’interiorità permettono all’anima di elevarsi fino all’esperienza mistica suprema: l’unione con l’Uno. In questo stato l’anima supera ogni divisione e raggiunge una perfetta unità spirituale.

Il neoplatonismo ebbe una grande influenza sul pensiero tardoantico e medievale. In particolare molte idee di Plotino influenzarono la filosofia cristiana, soprattutto il pensiero di Agostino d'Ippona, che riprese temi come l’interiorità, la superiorità del mondo spirituale e il ritorno dell’anima a Dio.