FILOSOFIA CONNESSA

5. Platone 1/2: Socrate, il dialogo e la nascita della filosofia platonica

5.1. Platone e la crisi della pólis ateniese

Il pensiero di Platone nasce all’interno di una crisi politica profonda, vissuta in prima persona durante la giovinezza. La sconfitta di Atene nella guerra del Peloponneso contro Sparta (404 a.C.) segna la fine dell’egemonia ateniese e mette in discussione l’intero modello democratico su cui la città aveva fondato la propria identità.

Alla caduta della democrazia segue l’instaurazione del governo oligarchico dei Trenta Tiranni, sostenuto da Sparta. Si tratta di un regime violento e repressivo, responsabile di confische, esili e condanne arbitrarie. Alcuni dei Trenta erano legati all’ambiente aristocratico di Platone, e questo rende ancora più drammatica la sua esperienza: il giovane filosofo assiste al fallimento morale di un potere che, pur dichiarandosi “migliore” della democrazia, governa attraverso l’ingiustizia e la forza.

Dopo pochi mesi il regime dei Trenta cade e la democrazia viene restaurata. Tuttavia, anche questo ritorno del regime democratico si rivela deludente. Nel 399 a.C. la città democratica condanna a morte Socrate accusandolo di empietà e di corrompere i giovani. Agli occhi di Platone, la pólis mostra così tutta la sua contraddizione: prima l’ingiustizia dell’oligarchia, poi l’ingiustizia della democrazia. Nessuna delle due forme di governo sembra capace di riconoscere il valore della filosofia e della ricerca della verità.

Curiosità – cos'è la cicuta?

Illustrazione di pianta di cicuta da: Johann Georg Sturm, Deutschlands Flora in Abbildungen, 1796

La cicuta è una pianta altamente velenosa, in particolare la specie Conium maculatum, nota fin dall’antichità per i suoi effetti mortali se ingerita.

Nell’antichità, la cicuta divenne tristemente celebre come strumento di esecuzione capitale. Il caso più famoso è quello del filosofo Socrate, che nel 399 a.C. fu condannato a bere la cicuta. Secondo il racconto di Platone nel Fedone, Socrate accettò la pena con serenità e lucidità, affrontando la morte come ultimo atto della sua riflessione filosofica.

 

Nella Lettera VII, Platone riflette retrospettivamente su questi eventi e confessa la propria profonda delusione politica. In gioventù aveva sperato di impegnarsi direttamente nella vita pubblica, ma l’esperienza storica gli mostra che la politica, così come viene praticata nelle città reali, è dominata dall’opinione, dall’interesse e dalla violenza. Da qui nasce la convinzione che solo una profonda riforma dell’uomo e dell’educazione possa rendere possibile una città giusta.

La crisi della pólis non è dunque per Platone un semplice sfondo storico, ma l’origine stessa del problema filosofico: come è possibile la giustizia in una città ingiusta? È a partire da questa domanda che la filosofia platonica prende forma, intrecciando in modo indissolubile riflessione teorica, educazione morale e progetto politico.

 

Platone: la vita e l'Accademia

Platone nasce ad Atene nel 427 a.C. in una famiglia aristocratica. Ancora giovane entra in contatto con la vita politica della città, ma l’incontro decisivo della sua formazione è quello con Socrate. Il maestro esercita su di lui un’influenza profonda, non solo sul piano filosofico ma anche umano: Platone vede in Socrate il modello del filosofo che ricerca la verità e vive in coerenza con essa. La condanna a morte di Socrate nel 399 a.C. segna una svolta decisiva. Platone resta profondamente colpito da questo evento, che interpreta come il segno della crisi della democrazia ateniese. Da questo momento si allontana dalla politica attiva e matura l’idea che solo una filosofia autentica possa fondare una società giusta.


Negli anni successivi intraprende numerosi viaggi, in particolare nell’Italia meridionale e in Sicilia, dove entra in contatto con il pitagorismo. In Sicilia conosce Dione, uomo colto e sensibile alla filosofia, legato alla corte di Siracusa. Attraverso di lui, Platone entra in rapporto con il tiranno Dioniso e tenta più volte di realizzare il suo progetto politico, cercando di educare il sovrano secondo i principi della filosofia. Questi tentativi si rivelano però difficili e fallimentari. I rapporti con la corte diventano tesi e conflittuali, e Platone si trova coinvolto in situazioni pericolose. Secondo la tradizione, durante uno di questi soggiorni sarebbe stato venduto come schiavo; sarebbe poi stato riscattato dal filosofo Anniceride di Cirene, che ne avrebbe pagato la liberazione. L’episodio mostra in modo drammatico quanto fosse rischioso il suo impegno politico e quanto fosse distante la realtà dai suoi ideali.


Le esperienze siciliane sono rielaborate nella Lettera VII, uno dei testi più importanti per comprendere il pensiero e la vita di Platone. In essa il filosofo ripercorre il proprio rapporto con la politica, esprime il suo disincanto nei confronti delle istituzioni del tempo e afferma che solo chi possiede una vera conoscenza filosofica può governare in modo giusto. La lettera offre anche una rara testimonianza diretta della sua concezione della filosofia come impegno profondo, che non può essere ridotto a semplici insegnamenti teorici. Tornato ad Atene, Platone fonda l’Accademia, una scuola filosofica destinata a diventare uno dei centri culturali più importanti dell’antichità. Qui insegna per molti anni e forma numerosi allievi, tra cui Aristotele. L’Accademia non è solo un luogo di insegnamento, ma anche una comunità di ricerca, in cui filosofia, matematica e scienze si intrecciano.


Platone muore ad Atene nel 347 a.C. La sua opera, scritta in forma di dialoghi, ha segnato profondamente tutta la storia della filosofia occidentale, ponendo al centro temi fondamentali come la conoscenza, la giustizia, l’anima e la realtà intelligibile.