FILOSOFIA CONNESSA

3. Sofisti e relativismo

3.4. Testi

Testo 1: Protagora. Dal mito di Prometeo ed Epimeteo 
 
Questo passo presenta il celebre mito con cui Protagora difende l’idea che la virtù, soprattutto quella politica, appartenga a tutti e possa essere insegnata. Il racconto mostra come gli uomini abbiano ricevuto da Zeus il rispetto e la giustizia, condizioni indispensabili per vivere insieme e fondare città. Attraverso il mito, Protagora sostiene una concezione “democratica” dell’areté (virtù, eccellenza): ogni essere umano è in grado di partecipare alla vita comune e di apprendere le competenze necessarie per contribuire al bene della polis.

C'era un tempo in cui esistevano gli dèi, ma non esistevano le stirpi mortali. Quando poi anche per queste venne il tempo destinato per la loro creazione, […] gli dèi assegnarono a Prometeo ed Epimeteo l’incarico di distribuire a ciascun vivente le facoltà necessarie. Epimeteo distribuì alle altre specie ogni capacità, ma, non essendo molto accorto, spese tutte le facoltà con gli animali, e lasciò l’uomo nudo, scalzo e inerme. Prometeo, allora, vedendo l’uomo privo di difese e vicino il giorno in cui doveva venire alla luce, rubò il fuoco e l’arte tecnica da Efesto e Atena e ne fece dono agli uomini. Grazie a questo dono l’uomo ebbe i mezzi per vivere, ma gli mancava ancora la sapienza politica, che era in mano a Zeus. Quando gli uomini, diffusi sulla terra, tentarono di riunirsi per salvarsi dalle fiere, non riuscivano a vivere insieme, perché non possedevano l’arte politica e si facevano torti a vicenda. Allora Zeus, temendo che la nostra specie si estinguesse, mandò Ermes a portare agli uomini rispetto e giustizia, perché fossero regole ordinatrici delle città e legami che uniscono in amicizia. Ermes chiese a Zeus se dovesse distribuirle come le altre arti, in modo che uno solo bastasse per molti. Ma Zeus rispose: “A tutti, e che tutti ne diventino partecipi. Perché non potrebbero nascere città, se solo pochi ne avessero parte, come accade per le altre arti”.

Platone: Protagora 320c - 322d, dominio pubblico

 
Testo 2: Protagora. L'uomo è la misura di tutte le cose 

Questo brano esprime la celebre dottrina relativista di Protagora: la verità dipende da come le cose appaiono a ciascuno. Platone la riporta nel Teeteto per discuterne criticamente, ma il contenuto riflette fedelmente la posizione del sofista. Secondo Protagora, non esiste un criterio oggettivo e unico del vero: ogni individuo è “misura” del mondo che percepisce. Il passo è fondamentale per comprendere le implicazioni conoscitive del relativismo sofistico e la sua influenza sul dibattito filosofico successivo.

Protagora diceva che l’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono, in quanto sono, e di quelle che non sono, in quanto non sono. Intendeva dire che così stanno le cose per ciascun individuo come a lui appaiono: che il caldo è caldo per chi lo sente caldo, e freddo per chi lo sente freddo; e che ciascuna cosa è per ciascuno quella che egli la ritiene.

Platone: Teeteto 152a - 152c, dominio pubblico

Domande di comprensione per la discussione

1. Nel mito del Protagora, perché Epimeteo fallisce nella distribuzione delle facoltà? Quale significato simbolico può avere questa sua “imprevidenza”?
2. Che cosa dona Prometeo agli uomini e perché questi doni non bastano a fondare la vita politica? Spiega il ruolo che Zeus attribuisce a “rispetto” e “giustizia”.
3. Secondo il mito, perché Zeus ordina che rispetto e giustizia siano distribuiti a tutti gli uomini, e non solo a pochi? Che idea di democrazia emerge da questa scelta?
4. Metti a confronto i criteri di distribuzione delle “arti tecniche” e quelli della “virtù politica”: che differenza sottolinea Protagora tra competenze specialistiche e vita comunitaria?
5. Nel brano del Teeteto, che cosa significa affermare che “l’uomo è misura di tutte le cose”? Quale relazione si stabilisce tra verità e percezione individuale?
6. Quali sono le possibili conseguenze — positive e negative — del relativismo protagoreo sulla vita sociale e politica? Argomenta con esempi.
7. Metti in dialogo i due brani: come si concilia la dottrina relativista dell’“uomo misura” con l’idea, presente nel mito, che tutti debbano partecipare a rispetto e giustizia? Le due posizioni sono compatibili?