FILOSOFIA CONNESSA

10. Cristianesimo e Agostino

10.9. Testi

Indice delle letture

  1. Dalle Confessioni, l’inquietudine del cuore e la ricerca di Dio
  2. Dalle Confessioni, il tempo e la coscienza
  3. Domande per la comprensione e la discussione

 

Testo 1 – L’inquietudine del cuore e la ricerca di Dio dell’animo

 
Questo celebre passo, posto all’inizio delle Confessioni, è uno dei testi più noti dell’intera filosofia cristiana. Agostino riflette sulla condizione dell’uomo, presentato come un essere inquieto, continuamente alla ricerca di una verità e di una felicità che nessuna realtà terrena può soddisfare pienamente. Solo in Dio il cuore umano può trovare pace.
Il brano è importante non solo dal punto di vista religioso, ma anche filosofico e letterario. Agostino infatti inaugura un modo nuovo di parlare dell’uomo: non attraverso una descrizione esteriore, ma mediante l’analisi interiore della coscienza, dei desideri, delle domande e delle inquietudini più profonde. Per questo motivo le Confessioni sono considerate una delle prime grandi opere di introspezione psicologica della cultura occidentale.
La ricerca della verità non viene presentata come un semplice ragionamento astratto, ma come un’esperienza personale e vissuta. L’uomo, interrogando se stesso, scopre dentro di sé il desiderio dell’infinito e comprende che la propria inquietudine rimanda a qualcosa di più grande di lui. In questo senso il testo esprime bene uno dei temi centrali del pensiero agostiniano: il legame tra interiorità, ricerca della verità e rapporto con Dio.

Sei grande, Signore, e degno di altissima lode: grande è la tua potenza e incommensurabile la tua sapienza. E vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione, l’uomo che si porta dietro la sua morte, che si porta dietro la testimonianza del suo peccato, e della tua resistenza ai superbi: eppure vuole celebrarti l’uomo, questa particella della tua creazione. Tu lo risvegli al piacere di cantare le tue lodi, perché per te ci hai fatti e il nostro cuore è inquieto finché in te non trovi pace.

Di questo, mio Signore, concedimi intelligenza e conoscenza: bisogna invocarti prima di renderti lode? E bisogna invocarti prima di incontrarti? Come si può invocarti senza conoscerti? Si rischia, non sapendolo, di invocare una cosa per un’altra, e cader nell’equivoco. O piuttosto bisogna invocarti, per incontrarti? Ma come invocheranno quello in cui non hanno ancora creduto? E come credere, se nessuno l’annuncia? Loderà Dio chi ne sente la mancanza. Perché chi lo cerca lo troverà e chi lo trova gli renderà lode.

Agostino d'Ippona, Confessioni, I,1, pubblico dominio

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Testo 2 – Il tempo e la coscienza

Nell’undicesimo libro delle Confessioni, Agostino affronta uno dei problemi più profondi della filosofia: che cos’è il tempo? La riflessione nasce da una difficoltà apparentemente semplice. Tutti credono di sapere che cosa sia il tempo, ma quando si prova a definirlo con precisione ci si accorge che il problema è molto più complesso. Agostino osserva infatti che il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora e il presente, nel momento stesso in cui viene pensato, sembra già svanire.
Per risolvere questa difficoltà, il filosofo sposta l’attenzione dal mondo esterno all’interiorità umana. Il tempo non viene più considerato soltanto come una realtà oggettiva che scorre fuori di noi, ma come qualcosa che viene vissuto dalla coscienza. Il passato sopravvive nella memoria, il futuro nell’attesa e il presente nell’attenzione con cui l’anima vive ciò che accade. In questo modo il tempo diventa una “distensione dell’anima”, cioè il modo in cui la coscienza si estende tra ricordo, attenzione e aspettativa. Questa analisi è straordinariamente moderna perché anticipa temi che saranno ripresi molti secoli dopo dalla filosofia contemporanea e dalla psicologia. Agostino mostra infatti che il tempo non può essere compreso soltanto attraverso la misurazione esterna degli eventi, ma deve essere studiato anche come esperienza interiore dell’uomo. Il brano rappresenta così uno dei vertici della riflessione agostiniana sull’interiorità e sulla coscienza.

Che cos’è dunque il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più. E tuttavia affermo con sicurezza di sapere che, se nulla passasse, non vi sarebbe tempo passato; se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe tempo futuro; se nulla esistesse, non vi sarebbe tempo presente.

Ma in che modo esistono questi due tempi, il passato e il futuro, se il passato non è più e il futuro non è ancora? Quanto al presente, se fosse sempre presente e non passasse nel passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve passare nel passato, come possiamo dire che esiste, se la causa del suo esistere è precisamente quella di cessare di esistere?

[...]

È in te, anima mia, che io misuro il tempo. Non voler disturbarmi con obiezioni: è così. Non voler disturbare te stessa con il tumulto delle tue impressioni. È in te, ripeto, che io misuro il tempo. L’impressione che le cose producono in te passando rimane anche dopo il loro passaggio: è questa impressione presente che io misuro, non le cose che sono passate per produrla. È questa impressione che misuro quando misuro il tempo.

Perciò o il tempo è questa impressione stessa, oppure io non misuro il tempo. Ma che cosa misuriamo quando misuriamo il silenzio e diciamo che questo silenzio è durato tanto quanto quella voce? Non applichiamo forse la misura alla durata nella nostra mente, come se si trattasse di un suono? Così misuriamo il tempo presente, mentre passa, e non ciò che non esiste più.

Agostino di Ippona, Confessioni, XI, pubblico dominio

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Domande per la comprensione e la discussione

  1. Perché Agostino definisce “inquieto” il cuore dell’uomo? Quale idea dell’essere umano emerge dal primo testo?
  2. In che senso, secondo Agostino, la ricerca della verità coincide con la ricerca di Dio?
  3. Nel secondo testo, perché Agostino afferma che passato e futuro non esistono realmente? Quale difficoltà incontra nel definire il tempo?
  4. Che cosa significa l’espressione “È in te, anima mia, che io misuro il tempo”? In che modo il tempo viene collegato alla coscienza e all’interiorità?
  5. Le riflessioni di Agostino sul tempo e sull’interiorità ti sembrano ancora attuali? Perché?

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