FILOSOFIA CONNESSA

10. Cristianesimo e Agostino

10.8. Grazia, storia ed educazione

Negli ultimi anni della sua riflessione Agostino d'Ippona approfondisce soprattutto i temi della grazia, della storia e dell’educazione, sviluppando idee destinate a influenzare profondamente tutto il Medioevo. Uno dei principali avversari di Agostino è il monaco Pelagio, secondo il quale l’uomo possiede la capacità di salvarsi attraverso le proprie forze morali e la propria volontà. Pelagio attribuisce quindi grande importanza alla libertà umana e ritiene che il peccato originale non abbia compromesso profondamente la natura dell’uomo.

Agostino si oppone decisamente a questa posizione. Secondo lui, dopo il peccato originale la volontà umana è indebolita e inclinata al male. L’uomo conserva il libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere, ma non è in grado di raggiungere la salvezza soltanto con le proprie forze. Per questo motivo è necessaria la grazia divina, cioè l’aiuto gratuito di Dio che permette all’uomo di orientarsi nuovamente verso il bene.

La salvezza dipende quindi prima di tutto dall’iniziativa divina e non esclusivamente dai meriti umani. Questa concezione eserciterà una grandissima influenza sulla teologia medievale e, molti secoli dopo, anche sul pensiero della Riforma protestante.

Agostino sviluppa inoltre una nuova concezione della storia, esposta soprattutto nell’opera La Città di Dio. A differenza di molti filosofi greci, che vedevano il tempo e la storia come un ciclo destinato a ripetersi eternamente, Agostino interpreta la storia come un percorso lineare orientato verso un fine stabilito da Dio.

All’interno della storia convivono simbolicamente due città:

la città terrena, fondata sull’amore per sé stessi, sul desiderio di potere e sui beni materiali;
la città di Dio, fondata invece sull’amore per Dio e orientata verso la salvezza eterna.

Le due città non coincidono con Stati o istituzioni precise, ma rappresentano due atteggiamenti spirituali e morali opposti. Esse convivono continuamente nella storia umana e soltanto alla fine dei tempi si realizzerà la vittoria definitiva della città di Dio.

Importante è anche la riflessione educativa di Agostino. Nel De Magistro egli sostiene che il vero apprendimento non dipende semplicemente dalle parole dell’insegnante. L’insegnante umano può guidare, indicare e stimolare la ricerca, ma la vera comprensione nasce interiormente grazie al Maestro interiore, cioè alla verità divina che illumina l’anima.

L’educazione assume così un significato profondamente spirituale: imparare non significa soltanto accumulare nozioni, ma avvicinarsi progressivamente alla verità e a Dio. Con questa concezione Agostino attribuisce grande importanza all’interiorità, alla riflessione personale e alla formazione morale dell’uomo.