FILOSOFIA CONNESSA

9. Le filosofie ellenistiche e il neoplatonismo

9.5. Lo scetticismo

Come le altre filosofie ellenistiche, anche lo scetticismo nasce dal bisogno di trovare una via di uscita dall'instabilità e dall'incertezza del mondo. Dopo la crisi della polis, gli uomini dell’età ellenistica non avvertono soltanto insicurezza politica e sociale, ma anche una profonda lacerazione interiore. Le antiche certezze sembrano crollare, le opinioni si moltiplicano e i filosofi stessi propongono dottrine tra loro contrastanti. Di fronte a questa situazione, gli scettici si chiedono se l’uomo possa davvero raggiungere una verità certa e definitiva.

Il termine scetticismo deriva dal greco sképsis, che significa “ricerca”, “esame” o “dubbio”. Gli scettici osservano che su quasi ogni questione gli uomini formulano giudizi opposti: ciò che appare vero ad alcuni sembra falso ad altri; ciò che oggi viene considerato giusto domani può essere rifiutato. Anche le percezioni sensibili cambiano continuamente e non offrono una base sicura per la conoscenza.

Il fondatore dello scetticismo fu Pirrone di Elide, vissuto tra il IV e il III secolo a.C. Secondo la tradizione, Pirrone avrebbe accompagnato Alessandro Magno nelle sue spedizioni in Oriente, entrando in contatto con popoli e culture differenti. Questa esperienza avrebbe rafforzato in lui la convinzione che le credenze e le convinzioni umane siano relative e mutevoli.

Di fronte all’impossibilità di raggiungere certezze assolute, gli scettici propongono l’epoché, cioè la sospensione del giudizio. Il sapiente non afferma né nega con sicurezza, ma evita di pronunciarsi in modo definitivo sulle questioni più controverse. Questo atteggiamento nasce dalla consapevolezza dei limiti della ragione umana e dalla volontà di sottrarsi all’angoscia provocata dalla continua ricerca di verità irraggiungibili.

Secondo gli scettici, infatti, sono proprio il dogmatismo e la pretesa di possedere la verità a generare conflitti, inquietudine e sofferenza. Gli uomini si tormentano perché vogliono certezze assolute in un mondo che appare invece instabile e incerto. Rinunciare a questa pretesa permette allora di raggiungere l’atarassia, cioè una condizione di equilibrio interiore e di distacco dalle passioni che agitano la vita umana.

Lo scetticismo ebbe una notevole influenza nel mondo antico e attraversò diverse fasi. Un autore particolarmente importante fu Sesto Empirico, vissuto tra il II e il III secolo d.C., le cui opere rappresentano una delle principali fonti per la conoscenza del pensiero scettico.

A differenza dell’epicureismo e dello stoicismo, che propongono dottrine puntuali sulla natura e sulla morale, lo scetticismo invita soprattutto alla prudenza e al dubbio. La saggezza consiste nel riconoscere i limiti della conoscenza umana e nel mantenere un atteggiamento critico di fronte alle convinzioni e alle opinioni degli uomini.